Perché mi giudico così duramente?

Senso di colpa, vergogna e autocritica sono esperienze diverse. Ecco che cosa dice la ricerca, e un modo dolce di guardare la storia che c’è dietro un sentimento.

Esci subito
Chiedi aiuto ora

Premi Esc tre volte per uscire rapidamente.

Chiedi aiuto ora

Impara › Capire se stessi › Perché mi giudico così duramente?

Capire chi sei

Alcune persone si parlano con più durezza di quanto farebbero con un’amica o un amico. Questo modulo distingue tra senso di colpa, vergogna e autocritica, esamina come i pensieri possano correre più avanti dei fatti e riferisce che cosa la ricerca mostra e non mostra sugli approcci che lavorano su di essi. Ha uno scopo educativo e di riflessione. Non è un trattamento.

Circa 14 min di lettura

Una nota sulla sicurezza. Questa pagina ti invita a riflettere. Non è una terapia e non è una diagnosi.

  • Se tra i tuoi pensieri su di te ci sono quelli di farti del male o di non voler vivere, usa subito le informazioni sulla crisi presenti in questa pagina o contatta una persona di cui ti fidi.
  • Puoi fermarti in qualsiasi momento. Salta qualsiasi domanda che ti sembri troppo difficile.
  • Se pensarci ti provoca un forte disagio, fai una pausa e parlane con un professionista abilitato di cui ti fidi.
  • Nulla di ciò che scrivi qui viene inviato da qualche parte.
Se sei in crisi o stai pensando al suicidio, chiedi aiuto subito. Non devi affrontare tutto questo senza supporto: puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327 (anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21). Se sei in pericolo immediato, chiama il 112, il numero unico di emergenza. Se hai meno di 18 anni, puoi chiamare Telefono Azzurro al 19696. Numeri e orari possono cambiare: verifica su telefonoamico.it e azzurro.it.
Senso di colpa, vergogna e autocritica
Basato sulla ricerca

Queste tre parole vengono spesso usate come se significassero la stessa cosa. Chi fa ricerca le distingue.

  • Il senso di colpa è la sensazione che qualcosa che ho fatto non sia in linea con i miei valori.
  • La vergogna è un giudizio negativo su di me nel suo insieme (per esempio, “sono una persona cattiva”).
  • L’autocritica è un modo duro e giudicante di parlarti, che può accompagnare l’uno o l’altra.

In molti studi, la vergogna era di solito più fortemente collegata ai sintomi d’ansia rispetto al senso di colpa. Un senso di colpa diffuso o esagerato appariva altrettanto poco utile della vergogna. Quindi il quadro non è semplicemente che il senso di colpa sia buono e la vergogna cattiva.

Il senso di colpa dopo un trauma è anche fortemente collegato ai sintomi del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (una correlazione aggregata di circa 0,4 in 163 studi). Quindi nessuna delle due emozioni è semplicemente protettiva. La maggior parte di questa ricerca usa questionari sulla propensione, e scale diverse possono dare quadri diversi.

Se il senso di colpa faccia bene alle relazioni dipende in parte da come viene misurato. In media, il senso di colpa era debolmente collegato al prendersi cura degli altri, e la vergogna no. Questi legami sono piccoli e dipendono dai metodi usati.

Le persone molto autocritiche tendono a ottenere, in media, risultati un po’ peggiori in psicoterapia, anche se questo non dimostra che l’autocritica causi esiti peggiori. È una media su molte persone, non una previsione su di te.

Dove le prove sono limitate: Questi studi misurano legami, non cause. La maggior parte esamina la propensione, una tendenza generale, e non a un’emozione in un singolo momento.
Quando i pensieri corrono più avanti dei fatti
Riflessione

Nella terapia cognitivo-comportamentale (TCC), le persone guardano i pensieri che accompagnano le emozioni dolorose. Alcuni pensieri sono descritti come distorsioni cognitive: schemi di pensiero che ampliano o restringono ciò che è davvero successo. Alcuni terapeuti parlano anche di convinzioni centrali negative, idee profonde e radicate da tempo su di sé. Sono modi di descrivere l’esperienza, non diagnosi.

  • Errore o verdetto. “Ho commesso un errore” descrive qualcosa che è successo. “Sono un fallimento” è un giudizio sull’intera persona.
  • Tutto o niente. “Se non era perfetto, è stato un disastro.”
  • Lettura del pensiero. “Penseranno che sono inutile.”
  • Trascurare il buono. Ricordare l’unico errore e non le nove cose andate bene.

Accorgerti di uno schema non significa che stai sbagliando qualcosa. Un primo passo utile è semplicemente distinguere i fatti dalla storia che la mente aggiunge.

Alcuni pensieri dolorosi sono corretti. Se un pensiero riflette qualcosa di ingiusto o non sicuro che è davvero successo, l’obiettivo non è convincerti a non crederci. Nota che cosa è vero e che cosa è aggiunto, e cerca sostegno. Gli schemi con un nome qui sopra sono etichette didattiche, e non sono convalidati come cose separate.

Che cosa mostrano le terapie che lavorano sui pensieri
Basato sulla ricerca

La ristrutturazione cognitiva consiste nell’esaminare e rivedere i pensieri poco utili. Una meta-analisi in rete (network meta-analysis) ha combinato 45 studi sperimentali (trial) sulla terapia in presenza per adulti con depressione. Ristrutturazione cognitiva, attivazione comportamentale e TCC completa hanno ottenuto ciascuna risultati migliori della lista d’attesa o delle cure abituali. Non c’erano prove di una differenza tra loro.

Le prove sulla sola ristrutturazione cognitiva poggiano su meno studi. Chi fa ricerca non sa ancora quali parti del trattamento della depressione producano il beneficio, perché la maggior parte degli studi che eliminano una componente è troppo piccola per dirlo.

Questi studi confrontano pacchetti di trattamento. Non mostrano che sia il cambiamento dei pensieri a fare la differenza, né che sia l’unica via. Questa pagina non dice che i pensieri distorti causino la malattia mentale.

Approcci focalizzati sulla compassione
Basato sulla ricerca

La terapia focalizzata sulla compassione e programmi simili insegnano la gentilezza verso se stessi e verso gli altri. Negli studi sperimentali (trial) hanno aiutato molte persone a sentirsi meno depresse e ansiose in media, anche se la maggior parte degli studi era piccola e si basava sull’autovalutazione.

I programmi di autocompassione hanno anche ridotto l’autocritica rispetto ai gruppi di controllo. Le riduzioni erano maggiori rispetto ai controlli passivi che rispetto a quelli attivi. La qualità degli studi era moderata e i risultati variavano molto.

Un programma online focalizzato sulla compassione ha aiutato adulti autocritici rispetto alle cure abituali in un singolo studio. Non è stato messo a confronto con un’altra terapia attiva.

L’autocompassione era collegata alla soddisfazione per la vita in molti paesi, e più fortemente nelle società più individualiste. Quindi può adattarsi in modo diverso a culture diverse.

Tra chi fa ricerca non c’è accordo su come calcolare al meglio il punteggio della Self-Compassion Scale. Alcuni sostengono che i suoi item negativi riflettano soprattutto disagio, mentre altri sostengono l’uso di un punteggio totale. Questo è uno dei motivi per cui i risultati sull’autocompassione vanno letti con cautela.

Le parole gentili verso di te possono sembrare scomode o far stare peggio all’inizio. È comune, soprattutto con la vergogna o ferite del passato, e la ricerca collega la paura della compassione a più disagio. Vai piano, fermati se serve e valuta di fare questo lavoro con un terapeuta.

Che cosa la ricerca mostra e che cosa non mostra
Basato sulla ricerca

I programmi di autocompassione non sono una cura per la depressione o la vergogna. Gli effetti negli studi erano da piccoli a medi, e il rischio complessivo di distorsione era alto in una grande revisione.

Molti studi usavano gruppi di controllo in lista d’attesa. Pochi facevano il confronto con un altro trattamento attivo.

La maggior parte dei risultati su autocompassione e benessere sono legami, non prove di causa.

Qual è la storia dietro la mia emozione?
Riflessione

Questa è una riflessione privata, non una valutazione. Scegli un momento recente in cui hai avuto un giudizio duro su di te. Puoi fermarti in qualsiasi momento e puoi saltare una domanda. Se le parole gentili verso di te ti sembrano scomode, è comune. Vai piano.

Qual è la storia dietro la mia emozione?

Riflessione

Cinque domande su un momento recente. Non sono un test. Rispondi a ciò che ti sembra giusto e salta il resto. Se condividi questo dispositivo, disattiva Salva le mie risposte su questo dispositivo prima di scrivere, oppure usa Cancella le mie risposte quando hai finito.

Privato per scelta progettuale: ciò che scrivi resta in questo browser, su questo dispositivo. Nulla viene inviato a noi né a nessun altro, e qui non ci sono cookie né strumenti di analisi. Le risposte non vengono salvate a meno che tu non attivi il salvataggio. Attivalo solo su un dispositivo che sia tuo. Puoi salvarle come file di testo, stamparle o cancellarle in qualsiasi momento.

Se ti sembra troppo

Puoi fermarti in qualsiasi momento. Espira lentamente e guarda la stanza. Se prestare attenzione al corpo ti mette a disagio, guarda semplicemente la stanza. Se hai pensieri di farti del male o di non voler vivere, contatta subito una persona di cui ti fidi o usa le informazioni sulla crisi presenti in questa pagina.

1. Che cosa è successo?

Descrivi solo ciò che avrebbe registrato una telecamera.

2. Che emozione sto provando?

Bastano una o due parole, per esempio tristezza, vergogna, ansia, rabbia.

3. Quali parole ho rivolto a me in quel momento?

Scrivi la frase così com’è. Se ti sembra troppo doloroso scriverla, puoi saltare questo passaggio o usare Fermati e fai una pausa.

4. Quali prove sostengono o mettono in discussione quell’interpretazione?

Cerca fatti, non sensazioni. Va bene se da una parte ce ne sono pochi.

5. Che cosa direi a una persona a cui tengo?

Immagina che si trovi nella stessa situazione. Prova a scriverlo con il tono che useresti davvero con quella persona.

Grazie per aver dedicato tempo a tutto questo. Nota come ti senti adesso. Puoi salvare le tue risposte come file di testo da condividere con un terapeuta, o tornare a questa riflessione ogni volta che vuoi.

Vergogna e autocritica in comunità diverse
Filosofia e cultura

Le famiglie e le culture trattano la vergogna e l’autocritica in modi diversi. Alcune le vedono come un modo per mantenere standard elevati o per mostrare rispetto, altre soprattutto come un peso. La ricerca sull’autocompassione suggerisce che possa adattarsi in modo diverso nelle diverse culture, ma non ci dice quale punto di vista sia giusto.

Questa parte è una prospettiva su cui riflettere, non un risultato scientifico. Puoi mantenere i tuoi standard e, allo stesso tempo, parlarti con rispetto.

Quando rivolgersi a un professionista
Basato sulla ricerca

Valuta di parlare con un professionista abilitato se questi schemi incidono sulla tua vita quotidiana, per esempio sul sonno, sul lavoro, sulle relazioni o sull’umore, oppure se ti sembrano troppo pesanti da portare senza aiuto. Vedi Come scegliere un terapeuta e Tipi di terapia.

Se la vergogna o l’autocritica sembrano costanti, o si accompagnano a umore basso, ansia o pensieri di farti del male, rivolgiti a un professionista abilitato. Vedi Depressione e Ansia. Un terapeuta può anche aiutarti a scegliere tra gli approcci descritti sopra.

Se sei in crisi o stai pensando al suicidio, chiedi aiuto subito. Non devi affrontare tutto questo senza supporto: puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327 (anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21). Se sei in pericolo immediato, chiama il 112, il numero unico di emergenza. Se hai meno di 18 anni, puoi chiamare Telefono Azzurro al 19696. Numeri e orari possono cambiare: verifica su telefonoamico.it e azzurro.it.

Pagine correlate: Capire il trauma, Capire le parti più giovani di te.

Se sei in crisi o stai pensando al suicidio, chiedi aiuto subito. Non devi affrontare tutto questo senza supporto: puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327 (anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21). Se sei in pericolo immediato, chiama il 112, il numero unico di emergenza. Se hai meno di 18 anni, puoi chiamare Telefono Azzurro al 19696. Numeri e orari possono cambiare: verifica su telefonoamico.it e azzurro.it.
Fonti e letture di approfondimento
  • Ciharova, M., Furukawa, T. A., Efthimiou, O., Karyotaki, E., Miguel, C., Noma, H., Cipriani, A., Riper, H., & Cuijpers, P. (2021). Cognitive restructuring, behavioral activation and cognitive-behavioral therapy in the treatment of adult depression: A network meta-analysis. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 89(6), 563-574. Fonte Confronto tra ristrutturazione cognitiva, attivazione comportamentale e TCC negli studi sulla depressione.
  • Cuijpers, P., Cristea, I. A., Karyotaki, E., Reijnders, M., & Hollon, S. D. (2019). Component studies of psychological treatments of adult depression: A systematic review and meta-analysis. Psychotherapy Research, 29(1), 15-29. Fonte Non si sa quale componente della TCC produca il beneficio.
  • Cândea, D.-M., & Szentagotai-Tătar, A. (2018). Shame-proneness, guilt-proneness and anxiety symptoms: A meta-analysis. Journal of Anxiety Disorders, 58, 78-106. Fonte Propensione alla vergogna e al senso di colpa e ansia; senso di colpa disadattivo.
  • Han, A., & Kim, T. H. (2023). Effects of self-compassion interventions on reducing depressive symptoms, anxiety, and stress: A meta-analysis. Mindfulness, 14(7), 1553-1581. Fonte Interventi di autocompassione: effetti da piccoli a medi, alto rischio di distorsione.
  • Kip, A., Diele, J., Holling, H., & Morina, N. (2022). The relationship of trauma-related guilt with PTSD symptoms in adult trauma survivors: a meta-analysis. Psychological Medicine, 52(12), 2201-2211. Fonte Meta-analisi: il senso di colpa legato al trauma è collegato ai sintomi del PTSD (associazione).
  • Kirby, J. N., Day, J., & Sagar, V. (2019). The ‘Flow’ of compassion: A meta-analysis of the fears of compassion scales and psychological functioning. Clinical Psychology Review, 70, 26-39. Fonte Le paure della compassione sono collegate a disagio e autocritica; la gentilezza verso se stessi può sembrare scomoda.
  • Kirby, J. N., Tellegen, C. L., & Steindl, S. R. (2017). A meta-analysis of compassion-based interventions: Current state of knowledge and future directions. Behavior Therapy, 48(6), 778-792. Fonte Interventi basati sulla compassione in 21 studi.
  • Krieger, T., Reber, F., von Glutz, B., Urech, A., Moser, C. T., Schulz, A., & Berger, T. (2019). An internet-based compassion-focused intervention for increased self-criticism: A randomized controlled trial. Behavior Therapy, 50(2), 430-445. Fonte Programma online focalizzato sulla compassione per adulti autocritici (un solo studio).
  • Löw, C. A., Schauenburg, H., & Dinger, U. (2020). Self-criticism and psychotherapy outcome: A systematic review and meta-analysis. Clinical Psychology Review, 75, 101808. Fonte Autocritica prima della terapia ed esito (associazione).
  • Muris, P., & Otgaar, H. (2020). The Process of Science: A Critical Evaluation of more than 15 Years of Research on Self-Compassion with the Self-Compassion Scale. Mindfulness, 11(6), 1469-1482. Fonte Critica al calcolo del punteggio della Self-Compassion Scale (un lato di un dibattito).
  • Muris, P., & Petrocchi, N. (2017). Protection or vulnerability? A meta-analysis of the relations between the positive and negative components of self-compassion and psychopathology. Clinical Psychology & Psychotherapy, 24(2), 373-383. Fonte Self-Compassion Scale: componenti negative e sintomi; i punteggi totali possono sovrastimare la protezione.
  • Neff, K. D., Tóth-Király, I., Yarnell, L. M., Arimitsu, K., Castilho, P., Ghorbani, N., Guo, H. X., Hirsch, J. K., Hupfeld, J., Hutz, C. S., Kotsou, I., Lee, W. K., Montero-Marin, J., Sirois, F. M., de Souza, L. K., Svendsen, J. L., Wilkinson, R. B., & Mantzios, M. (2019). Examining the factor structure of the Self-Compassion Scale in 20 diverse samples: Support for use of a total score and six subscale scores. Psychological Assessment, 31(1), 27-45. Fonte Sostegno all’uso di un punteggio totale e dei punteggi delle sottoscale (l’altro lato del dibattito sul calcolo del punteggio).
  • Tignor, S. M., & Colvin, C. R. (2017). The interpersonal adaptiveness of dispositional guilt and shame: A meta-analytic investigation. Journal of Personality, 85(3), 341-363. Fonte Se il senso di colpa sia collegato al prendersi cura degli altri dipende dalla misurazione.
  • Wakelin, K. E., Perman, G., & Simonds, L. M. (2022). Effectiveness of self-compassion-related interventions for reducing self-criticism: A systematic review and meta-analysis. Clinical Psychology & Psychotherapy, 29(1), 1-25. Fonte Gli interventi di autocompassione riducono l’autocritica in 19 studi.
  • Wang, H., & Lou, X. (2022). The correlation between self-compassion and life satisfaction varies across societal individualism-collectivism: A three-level meta-analysis. Journal of Cross-Cultural Psychology, 53(9), 1097-1116. Fonte Autocompassione e soddisfazione per la vita nelle diverse culture.

Come scegliamo ed etichettiamo le nostre fonti: Evidenze e standard editoriali

Il prossimo di questa serie: Capire le tue emozioni: che cosa può comunicarti il corpo

← Torna a Capire se stessi

Informazioni su «Esci subito»

Premi Esc tre volte per uscire rapidamente.

«Esci subito» ti fa uscire da questo sito immediatamente. Non può cancellare la cronologia del tuo browser. Per nascondere che hai visitato il sito, usa una finestra privata o cancella la cronologia.

Within Your Light offre psicoeducazione. Questa pagina ha solo scopo educativo e non costituisce un consiglio medico, una diagnosi o un trattamento. Parla con un professionista abilitato della tua salute. Se sei in crisi, chiedi aiuto: Telefono Amico Italia (02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21) oppure, in caso di pericolo immediato, il 112.