Come scegliere un terapeuta

La terapia funziona meglio quando è adatta a te. Ecco a cosa prestare attenzione, cosa chiedere e da dove iniziare.

Chiedere sostegno è una forza, non un fallimento. La terapia è un modo ben studiato per ricevere aiuto in tanti tipi di difficoltà, e avere accanto una persona preparata che ti sostiene può rendere più gestibili le cose difficili. Non devi aspettare che le cose siano “abbastanza brutte”, e non devi risolvere tutto per conto tuo.

Trovare la persona giusta come terapeuta conta, perché terapeuti diversi hanno formazioni, metodi e stili diversi. Questa guida spiega a cosa prestare attenzione e cosa chiedere, così puoi fare il primo passo con più fiducia.

A cosa prestare attenzione

Abilitazione e qualifiche

In Italia, per esercitare la professione di psicologo bisogna essere iscritti all’Albo degli psicologi, presso l’Ordine degli Psicologi della propria regione. Per fare psicoterapia serve inoltre una specializzazione in psicoterapia della durata di quattro anni, che può essere conseguita da psicologi e da medici: chi la possiede è annotato nell’Albo come psicoterapeuta. Gli psichiatri sono medici specializzati in psichiatria e possono prescrivere farmaci. Una laurea da sola non basta per esercitare, quindi verifica l’iscrizione all’Albo sul sito dell’Ordine degli Psicologi della tua regione (o dell’Ordine dei Medici, per i medici). Regole e titoli sono definiti dalla legge, ma se hai dubbi puoi chiedere chiarimenti all’Ordine.

Approccio (modello terapeutico)

Approcci diversi si usano per difficoltà diverse. Per esempio, la TCC (terapia cognitivo-comportamentale) è ben studiata per ansia e depressione. La DBT (terapia dialettico-comportamentale) è stata sviluppata per le persone con disturbo borderline di personalità e con comportamenti suicidari o autolesivi, e in questo ambito ha il sostegno di ricerca più solido. Le terapie focalizzate sul trauma, come la terapia di elaborazione cognitiva (CPT) e l’esposizione prolungata, sono trattamenti di prima scelta per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) nelle linee guida dell’American Psychological Association, e l’EMDR è un’altra opzione inclusa in alcune linee guida, tra cui quelle del VA/DoD (il dipartimento statunitense per i veterani e quello della difesa).

Connessione e fiducia

In quasi 300 studi, un’alleanza terapeutica più forte (la sensazione di trovare comprensione e rispetto e di riuscire a fissare insieme degli obiettivi) è andata di pari passo con risultati migliori, in molti tipi di terapia. Questo indica un legame costante, ma non dimostra che a causare il miglioramento sia la relazione da sola.

Costi e organizzazione

Chiedi quanto costano le sedute, se è prevista una tariffa ridotta, con che frequenza vi incontrereste e se preferisci sedute di persona o online. Se il costo è un problema, puoi informarti anche sui servizi pubblici della tua ASL, come i consultori familiari.

Per saperne di più sui diversi approcci, consulta la nostra Guida ai tipi di terapia più comuni.

Quando la situazione è seria, cerca chi ha un’esperienza specifica

Non ogni difficoltà richiede lo stesso tipo di terapeuta. Il trattamento è spesso adattato alla condizione: per esempio, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo bipolare richiedono approcci diversi. Per difficoltà più serie o complesse, come trauma e disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbo bipolare, psicosi, disturbo ossessivo-compulsivo grave, un disturbo del comportamento alimentare, autolesionismo o pensieri suicidari, oppure un disturbo da uso di sostanze, può valere la pena cercare una persona con una formazione e un’esperienza specifiche nel trattamento di quella condizione.

  • Chiedi in modo diretto: “Che esperienza ha nel trattare una persona con il mio problema?” Questa domanda è suggerita dal National Institute of Mental Health (NIMH).
  • Chiedi quale approccio userebbe e quali prove lo sostengono. Per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), per esempio, i trattamenti focalizzati sul trauma come la CPT e l’esposizione prolungata sono raccomandati dalle linee guida, quindi è ragionevole chiedere se chi ti segue ha una formazione in questi approcci.
  • Chiedi se ha una formazione formale in quel trattamento e se riceve supervisione o consulenza continuativa, e non solo da quanti anni esercita.
  • Chiedi se un farmaco potrebbe esserti d’aiuto. Gli psichiatri e alcuni altri medici, come il medico di famiglia, possono prescriverlo, e molte persone traggono beneficio sia dalla terapia sia dai farmaci.
  • Se sei in crisi, non aspettare di trovare la persona perfetta: chiedi aiuto subito (Telefono Amico Italia (02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21) oppure, in caso di pericolo immediato, il 112) o vai al pronto soccorso più vicino.

“Esperto” dovrebbe significare avere esperienza con la tua difficoltà specifica, non solo una lunga carriera. Le ricerche suggeriscono che il legame tra anni di pratica e risultati per chi è in terapia è piccolo e incostante, e uno studio di replicazione del 2022 non ha rilevato, nella maggior parte dei casi, alcun legame tra l’esperienza di chi fa terapia e i risultati (Germer et al., 2022). Una formazione specifica nel trattamento giusto, insieme a feedback e supervisione continui, sono segnali migliori dei soli anni di attività.

Quando chi è alle prime armi può essere la scelta giusta

Molte difficoltà sono comuni, legate a una situazione, e adatte a chi è all’inizio della professione, a chi fa tirocinio o a chi è in specializzazione sotto supervisione. Per esempio: stress a scuola o al lavoro, adattamento a un trasloco o a un nuovo lavoro, conflitti con amici o in famiglia, lutto dopo una perdita, costruire fiducia in sé, imparare strategie per affrontare le difficoltà. I servizi collegati ai percorsi di formazione e chi è all’inizio della carriera possono anche offrire tariffe più basse.

La ricerca su chi è in formazione sotto supervisione è limitata, ma in genere rileva che chi si rivolge a loro migliora e che i risultati sono spesso paragonabili a quelli ottenuti con professionisti abilitati. Contano l’abilità individuale e la qualità della supervisione. Se inizi con chi è alle prime armi e i sintomi peggiorano o diventano più seri, è del tutto lecito chiedere un rinvio a uno specialista.

Dove trovare un terapeuta

  • Il servizio pubblico: la tua ASL può indicarti i servizi disponibili nella tua zona, come i consultori familiari (gratuiti, aperti a tutti e di solito senza bisogno dell’impegnativa del medico) o il Centro di Salute Mentale (CSM) per bisogni più seri e continuativi. Regole e tempi cambiano da regione a regione, quindi verifica direttamente con la tua ASL.
  • L’Albo e gli elenchi online: l’Ordine degli Psicologi della tua regione pubblica l’Albo, dove puoi verificare che una persona sia iscritta e se sia annotata come psicoterapeuta. Esistono anche elenchi privati, come Psychology Today (organizzato soprattutto per località statunitensi, quindi poco utile per l’Italia), che permettono di filtrare per specializzazione e approccio: controlla sempre l’iscrizione all’Albo.
  • Servizi per trovare cure: in Italia, i siti della tua ASL e della tua regione elencano i servizi pubblici per la salute mentale e per le dipendenze. FindTreatment.gov è l’elenco federale statunitense dei servizi di cura per la salute mentale e l’uso di sostanze, gestito dalla SAMHSA (l’agenzia federale statunitense per la salute mentale e le dipendenze), ma riguarda solo gli Stati Uniti e non è utile in Italia. Gli elenchi possono non essere aggiornati, quindi conferma i dettagli per telefono.
  • Il tuo medico: un medico di famiglia o un ambulatorio può spesso consigliarti terapeuti locali di fiducia.
  • Opzioni a costo ridotto: i consultori familiari della ASL sono gratuiti, i Centri di Salute Mentale (CSM) offrono assistenza pubblica, e molte università e scuole di formazione in psicoterapia propongono servizi di consulenza o di terapia a costi contenuti. Informati direttamente presso i servizi della tua zona.

Domande da fare alla prima seduta

È del tutto lecito fare domande. Chi lavora bene come terapeuta le accoglierà volentieri. Potresti chiedere:

  • Ha l’iscrizione all’Albo degli psicologi? E la specializzazione in psicoterapia?
  • Quale approccio o modello usa, e perché pensa che sia adatto alla mia situazione?
  • Che esperienza ha nel trattare una persona con il mio problema?
  • Come saranno le sedute e con che frequenza ci vedremo?
  • Come capiremo se la terapia sta aiutando?
  • Quali sono le sue tariffe e come gestisce le disdette? È prevista una tariffa ridotta?
  • Come gestisce la riservatezza e quali sono i suoi limiti?

Puoi anche chiedere di seguire un approccio di cui hai letto, come la TCC (terapia cognitivo-comportamentale), l’EMDR o la terapia somatica. Chi lavora bene come terapeuta ti dirà con onestà se fa al caso tuo oppure ti indirizzerà a chi lo offre.

Va bene cambiare terapeuta

Può darsi che tu non trovi la persona giusta al primo tentativo, ed è normale. La terapia richiede tempo, ma dopo un periodo ragionevole dovresti riuscire a capire se trovi ascolto e se ti stai avvicinando ai tuoi obiettivi. Se non noti progressi, puoi cambiare terapeuta. Cambiare non è un fallimento e non è scortese. Fa parte del cammino per trovare il sostegno giusto.

Un buon primo passo è dire a chi ti segue cosa non funziona. Il NIMH consiglia di parlarne con chi ti segue se sei in terapia da un tempo ragionevole e non stai migliorando, e poi di valutare altri professionisti o approcci. Chi lavora bene come terapeuta accoglierà volentieri questa conversazione. Se non aiuta, o non ti senti al sicuro nel farla, puoi proseguire altrove.

Come chiedere un passaggio di consegne

Un “passaggio di consegne” significa passare a un nuovo professionista con il minor numero possibile di interruzioni, così non devi ripartire da zero. Puoi chiederlo così:

  • Di’ a chi ti segue che vorresti passare a un altro professionista e chiedi dei nominativi. I codici etici professionali, come quello dell’American Psychological Association per gli psicologi, prevedono che i terapeuti aiutino con i rinvii e con una conclusione pianificata, invece di chiudere il rapporto e basta.
  • Chiedi una seduta di chiusura per ripercorrere ciò che ti è stato utile, ciò che non lo è stato e ciò che vorresti far sapere a chi ti seguirà dopo.
  • Chiedi a chi ti segue di inviare una sintesi del trattamento al nuovo professionista, con la diagnosi (se c’è), il piano di trattamento, ciò che è stato provato e i tuoi progressi. Di solito prima dovrai dare il tuo consenso per iscritto.
  • In Italia, come per ogni dato personale, hai diritto di chiedere l’accesso ai dati che ti riguardano, compresi quelli sulla salute, e di averne una copia, in base al Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR). Le note private di chi ti segue sulle sedute possono essere trattate in modo diverso dalla documentazione clinica, ma una sintesi del tuo trattamento puoi chiederla. Per i dettagli, rivolgiti a chi ti segue o al Garante per la protezione dei dati personali.
  • Se prendi un farmaco, informa chi te lo prescrive del cambiamento e mantieni gli appuntamenti legati ai farmaci.
  • Cerca di non lasciare un vuoto. Se puoi, mantieni i tuoi appuntamenti finché non è confermato chi ti seguirà dopo.

Se in qualsiasi momento durante un passaggio da un professionista all’altro ti senti in crisi, chiedi aiuto: Telefono Amico Italia (02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21) oppure, in caso di pericolo immediato, il 112. Se serve, vai al pronto soccorso più vicino. Non devi aspettare il tuo prossimo appuntamento.

Se sei in crisi

Se stai pensando di farti del male o sei in pericolo immediato, chiedi aiuto: Telefono Amico Italia (02 2327 2327, anche su WhatsApp al 324 011 7252, la sera dalle 18 alle 21) oppure, in caso di pericolo immediato, il 112. Se hai meno di 18 anni, puoi chiamare anche Telefono Azzurro al 19696. Se ti trovi fuori dall’Italia, contatta il numero di emergenza locale o un servizio di ascolto del posto (findahelpline.com li elenca per Paese).

Se stai pensando di iniziare una terapia, ti incoraggiamo a prendere un appuntamento con un professionista abilitato (psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Albo). Fare quel primo passo è spesso la parte più difficile, e meriti sostegno.

Fonti

  • NIMH: Help for Mental Illnesses
  • NIMH: Psychotherapies
  • American Psychological Association, Clinical Practice Guideline for the Treatment of Posttraumatic Stress Disorder in Adults (2025; earlier version 2017); U.S. Department of Veterans Affairs and Department of Defense, PTSD Clinical Practice Guideline (2023)
  • HHS: Your Medical Records (HIPAA)
  • American Psychological Association, Ethical Principles of Psychologists and Code of Conduct, Standard 10.10 (Terminating Therapy)
  • Flückiger, Del Re, Wampold & Horvath, “The Alliance in Adult Psychotherapy: A Meta-Analytic Synthesis,” Psychotherapy (2018)
  • Germer, S., Weyrich, V., Bräscher, A.-K., Mütze, K., & Witthöft, M. (2022). Does practice really make perfect? A longitudinal analysis of the relationship between therapist experience and therapy outcome. Journal of Counseling Psychology, 69(5), 745–754.
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